Scrivo, sono viva.
In questo blog, ormai morto da un anno, scrivo.
Scrivo del dolore, scrivo di una felicità quasi inesistente, ma anche di quella che vive.
Scrivo di me, di lui, di noi.
Della noia, scrivo.
Cosa succede? Cosa è successo? Cosa succederà?
Sono domande che spesso mi pongo. Voi ve le ponete?
Se ve le ponete e riuscite a rispondere, fatemi sapere.
Sembrano secoli che non scrivo. Ci ho provato, davvero, a scrivere.
Incorretto, ho scritto, ho scritto tanto. Non ho mai pubblicato, però.
Avere davanti una pagina bianca porta la mente e le mani quasi a funzionare e andare da sole.
Spesso però, non escono cose belle.
Questa volta poco mi importa.
Non si contano sulle dita delle mani le volte in cui era tutto pronto, tranne me. Tante parole, pensieri ed emozioni che mi frullavano in testa pronte per essere trasformate in parola. Io però non lo ero. Per capirci, la stessa sensazione di quando stai piangendo e ti chiedono il perché. Le parole che indietreggiano in gola e tu che inizi a piangere di più.
Riassumiamo quest'ultimo anno.
E' più celere e facile di quanto possiate immaginare.
Lo riassumo con una parola: speranza.
Di tante, troppe cose.
Io ogni giorno spero.
Spero che il semaforo diventi verde prima che il mio motorino si spenga. Spero di svegliarmi in tempo per andare all'esame. Spero venga annullato, l'esame.
Spero che un giorno si rifaccia sentire con un "Come stai? E' un po' che non ci sentiamo". Che poi chi, non lo so. So solo che mi sento di star perdendo molte persone ultimamente.
O forse mi sto perdendo io.
E, non neghiamolo, spero ogni giorno di star meglio. Ci ho provato, ma man mano che trascorre il tempo i tentativi sono sempre più radi.
Senza sembrare una depressa cronica, sono anche stata bene.
Sì, tipo quella volta in cui ho mangiato un gelato buonissimo.
O quella in cui ho dormito più di 6 ore di seguito.
Ma alla fine, cosa vuol dire stare bene e stare male?
Ho imparato quanto sia importante vivere alla giornata. E' molto difficile stare "bene" per un periodo lungo. Tutti abbiamo quelle giornate "no" dove oh cazzo vuoi levati non mi parlare.
Come abbiamo quelle "sì" dove ti prego stai con me respiriamo insieme e sfioriamoci le labbra.
Uno dei miei momenti preferiti di quest'ultimo anno è stato il concerto di Billie Eilish, una cantante giovanissima che ascolto da due annetti ma che recentemente ha battuto qualsiasi record. Sono stata in fila "solo" 12 ore, dico "solo" perché per l'ultimo grande concerto ci sono stata 72, di ore.
Non parlerò molto del concerto perché non mi va e perché inizierei a scrivere troppo.
Un altro momento bellissimo è stato il primo giorno di università. E' iniziato un nuovo capitolo della mia vita. Bello o brutto ancora non lo so, sicuramente nuovo. Solitamente le cose nuove sono belle, ti danno adrenalina. Impossibile non negare che sia stato tutto rosa e fiori, perché nessuna situazione a noi nuova lo è. Sto piano piano ingranando la marcia. Di persone belle ne ho conosciute, come di brutte.
Tra pochissimo mi trasferisco, lascio la casa nella quale vivo da quando sono nata.
Che cosa brutta. Mi convinco sempre di non essere una persona materialista, ma mi è quasi inevitabile esserlo. Quella scrivania, dove ho sudato per l'esame di terza media e per la maturità. I quadri, i poster in camera. Il tavolo in cucina con quattro sedie.
Ma va bene anche così. Andrà tutto bene. Sulla prossima scrivania suderò per passare gli esami dell'università e magari ci preparerò la tesi di laurea. I quadri e i poster ci saranno ancora, magari non solo dei One Direction, lol. Ci saranno tre sedie attorno al tavolo, ma magari i pasti saranno più buoni.
Fa molto caldo, e la mia capacità di scrivere va scarseggiando. Questo post sta diventando un elenco e io odio gli elenchi. Andare fuori tema, viaggiare attraverso le parole e avere diversi argomenti per ogni riga è bello. Dispersivo, non chiaro. Un po' come me.
Comunque, o si migliora, o si muore.
Dicono.
E io, devo ancora fare paracadutismo per poter morire.
Mi tocca di migliorare.
Piango molto. L'ho già detto e lo ripeterò tante volte. Spesso, quando magari non so neanche il motivo per cui sto piangendo, vado in bagno, accendo la luce e mi guardo negli occhi.
C'è qualcosa di catartico in quest'azione, per un attimo mi distraggo, non penso al motivo e magari non cerco di trovarlo. Mi concentro sull'estetica. Un'estetica più bella non c'è. Occhi bagnati, lacrime che scendono e magari finiscono in bocca dandoti il gusto salato dei pensieri. Gli occhi che quasi mi diventano verdi e le ciglia che si appiccicano tra di loro.
Che bello, piangere.
Che bello guardarsi, piangere.
Concentrarsi sull'involucro generale di una me che piange, è come se facesse meno male.
Al buio, invece, magari sdraiata sul letto penso solo alle motivazioni che mi hanno portato a perdere lacrime, e mi dilaniano.
Piango, sono viva.
