Tutti parlano delle mille fasi che un exchange student ha durante il programma. Le quali sono piuttosto comuni: frustrazione, malinconia di casa, finto adattamento, depressione, adattamento reale, felicità e tristezza di tornare. Poi, per ogni fase ci sarebbero da scrivere migliaia di parole, ma non è l'argomento di questo post.

Vorrei invece parlare delle fasi del ritorno nella propria città. Personalmente, le ho vissute tutte in una sola settimana. La prima che ho riscontrato è stata l'emozione di rivedere tutti. Familiari, amici, conoscenti. Rivedere la mia città. Ah che bella, Bologna. E' stato molto strano perché mi era sembrato di aver visto tutto e tutti neanche un giorno prima. Subito dopo l'immensurabile felicità c'è, ahimè, la tristezza. La malinconia. Ti manca tutto. Tutti. Inizi a ricollegare ogni cosa con i tuoi amici stranieri, con le loro abitudini. Paragoni il cibo, gli odori, i colori. Le frasi che dicevo continuamente la prima settimana erano solo "Ah, sai che in Australia invece.." oppure "Il mio amico Luke fa lo stesso" o "A Sydney invece cucinano così..". E' una cosa piuttosto prevedibile. Io, lasciando Sydney, ho lasciato una parte di me. Ma che dico. Ho lasciato tutta me stessa. Ora non sono più la stessa Alice. L'Alice che il 30 Gennaio è partita da Bologna è rimasta lì. Successivamente, un po' perché penso di essere maturata, un po' perché mi è assolutamente venuto automatico vi è stata la cosiddetta rassegnazione. Probabilmente non ritornerò mai più lì, e nemmeno rivedrò più nessuna delle persone più speciali che abbia mai incontrato in tutta la mia vita. Quindi, sì, continuerò a pensare ai mesi bellissimi passati lì, ma andando avanti proverò (e riuscirò) ad eliminare ogni traccia di tristezza.

Come ricorderò i momenti belli, ricorderò anche quelli meno belli. Quindi, parlando chiaro tutti i primi tre mesi. Ho già spiegato, in post precedenti, quanto sia stato difficile per me adattarmi all'inizio. Ma non mi sono arresa e ne è valsa la pena. Ora racconto dell'Australia con un sorriso enorme e qualche lacrima di felicità. Felicità perché durante tutto il mio ultimo giorno di scuola, un sacco di persone sono venute da me a parlarmi anche solo due minuti, a firmarmi la camicia dell'uniforme. E anche se ero un seccata per il fatto che quasi nessuno mi calcolasse all'inizio, ho avuto la conferma che tutti hanno tenuto (e tengono?) un sacco a me. Semplicemente lo dimostrano diversamente.

Che poi non sempre va tutto bene. Sono tornata prima del dovuto. E' come se mi fossi svegliata durante un sogno. Come se mi fossi improvvisamente ricordata della mia vita qui in Italia. E va bene. La vita gioca brutti scherzi. Ma è proprio grazie a questi che riusciamo a riconoscere quelli belli. La positività non è mai stata parte di me. Ma in questo caso c'è. Forse troppa. Non lo so. Sono in ribellione totale al momento. Con chi? Con la mia stessa mente.
Con questo post, purtroppo, concludo il mio "racconto" sui 6 mesi all'estero. Sicuramente terrò il blog aperto. Scrivere è sempre bello.
E a te, che vuoi fare la mia esperienza. So che fa paura, tanta paura. Ma avere paura è meglio di avere rimpianti.
A presto.