Perché non ho passato l'esame?
Perché ci siamo lasciati?
Perché lui non mi ama?
Perché lei non mi ama?
Perché ora sono triste?
Perché mi hanno insultato nei commenti?
Perché mi ha detto una bugia?
Perché mi ha offesa?
Perché mi ha tradita?
Perché?
Perché è la parola più usata in assoluto dai bambini sotto i 5 anni. "Mamma ma perché?", "papà ma perché?".
E' anche una delle parole più usate da noi.
L'ossessione di trovare una motivazione nelle cose.
Ossessione.
Ma attenzione, un'ossessione solamente quando si tratta di cose negative.
Perché mi ama?
Perché sono felice?
Perché ci siamo fidanzati?
Perché mi hanno fatto dei complimenti?
Perché mi dice sempre la verità?
Nel primo blocco di domande ce ne sono almeno metà che almeno una volta sono apparse nella tua testa.
Nel secondo blocco, ci metto la mano sul fuoco, neanche una. Forse un paio, ma solo in momenti in cui ti senti triste e credi di non meritarti il bene che hai.
Ma perché?
E' semplice.
La felicità è un'utopia.
La felicità è temporanea, quando c'è.
Ogni volta che ci sembra di esserlo, inconsciamente facciamo di tutto per non farla svanire.
E il modo di farla svanire sarebbe certamente chiedersi i motivi, pensarci.
Puf, sparirebbe.
In questo momento siamo in macchina, magari sui colli, con Frah Quintale alla radio, guardiamo le stelle, ci sfioriamo le labbra e in questo momento non vogliamo altro.
Che fai? Ti stacchi e inizi a pensare i motivi?
Ti inizi a chiedere, perché sono così felice ora?
Perché sto così bene in questo momento?
No.
Ti godi il momento: la felicità e la spensieratezza sono innate.
Stai uscendo da casa sua, vi siete lasciati. Dopo anni di tanto amore, la fiamma si è spenta. Piangi, corri verso la macchina e speri solamente che sia un sogno.
Ti chiudi in macchina.
Ti inizi a chiedere, perché ci siamo lasciati?
Perché sto così male?
Perché non ho fatto tutto quello che potevo per evitare questo?
Sì.
Sei triste, l'essere umano non è stato programmato per esserlo.
Torni a casa, il pensiero ti tormenterà per giorni, mesi, anni.
Perché è finita?
Hai preso 30 ad un esame.
Sul momento, l'hai appena saputo, l'hai appena letto sul sito del prof.
Ti chiedi perché?
No, sei già ubriac* e stai festeggiando.
(Dio, sti asterischi).
Ti boccia.
Lo stronzo ti boccia.
Perché cazzo mi ha bocciata?
Perché?
Qui te lo chiedi.
Ora potresti aspettarti una soluzione da parte mia. Ho presentato il problema, l'ho analizzato fornendo esempi e ora tocca alla soluzione.
Ma non te la dico.
La so, ma non voglio condizionarti.
Cazzate, non la so nemmeno io. Forse non c'è.
Forse questa inarrestabile ossessione di trovare soluzioni e motivazioni è deleterea. Più dell'evento che ci è capitato.
Perché non accettare e basta?
In questo momento sto parlando anche a me stessa, quasi un flusso di coscienza.
Perché non accettare e basta? Non abbiamo potere di cambiare quasi niente. Anzi, a livello sociale, amoroso e simili non abbiamo per niente potere.
Sarebbe una vita migliore e più semplice se certe cose fossero razionali o almeno razionalizzabili in certi contesti. Quel voto brutto preso, quella chiusura di un rapporto, quella caduta dalla trave in gara. Ci si pensa inevitabilmente per tanto, troppo tempo, e quasi si fa diventare più grave il pensiero piuttosto che l'avvenimento in sè.
Quando mi succede qualcosa di brutto mi fermo a pensare a due cose:
-c'è chi sta peggio
-ho passato di peggio
La prima è probabilmente molto negativa ed egoista, ma mi aiuta. Perciò se tu hai una vita peggiore della mia, scusami ma quel giorno in cui piangevo in macchina ho pensato a te e sono stata meglio.
Quello che ho appena detto è molto politically incorrect, ma non penso di essere l'unica nel mondo a ragionare così.
La seconda invece la trovo molto più bella.
Molto più matura.
Saper gerarchizzare i problemi nella nostra vita. Saper dare il giusto peso alle cose.
Dio, io non ci riesco per niente, ma ci provo. Ci provo sempre.
Qual è la cosa peggiore che ti sia mai capitata? Sapresti rispondere?
Io forse no.
D'impulso e spinta dalla pressione sociale probabilmente risponderei che la morte di mio padre tre anni fa sia la cosa pià brutta che mi sia mai successa.
Eppure sono sicura di essere stata molto peggio per altre motivazioni. Anche solo vedere la mia mamma stare male. Ma è correlato all'evento.
La volta in cui ho pianto di più e con più energie è stato per un altro motivo, ad esempio.
Quindi no. Cancella la seconda. E' impossibile ordinare le cose brutte che ci sono successe.
Sai cosa? Cancella anche la prima.
E' tutto così difficile.
Una cosa però è certa. Non vi dico che ce la farete ad affrontare tutto e che andrà tutto bene per forza. Perché non è così. Dico invece che se succederà, succederà solo ed esclusivamente grazie a voi. Grazie a nessun altro.
Nessuno può sostituirvi o soffrire al posto vostro. Nè il fidanzato, nè la mamma, nè tantomeno la psicologa. Viene tutto da voi. Da noi.
Ahahahaha mi sembro una di quelle immagini che si mandano le nonne nei gruppi di whatsapp per il buongiorno.
I momenti dove mi chiedo più spesso il motivo e mi logoro sempre di più è quando ho l'ansia.
Ultimamente, anche se ora va meglio, soffro di ansia e attacchi di panico.
Non riesco nemmeno a spiegarli bene alla mia psicologa o agli amici che mi ascoltano, quindi mettere per iscritto le sensazioni sarà impossibile ma ci provo.
Sembrano dei sogni lucidi, presente? Quando il tuo corpo dorme, ma la tua mente no. Sei conscia, ma non riesci a muoverti, a pensare razionalmente. Non capisci niente della situazione, e non puoi farci niente. Puoi solo aspettare che passino.
Quest'ultimo punto è fondamentale, sono iniziata a stare meglio proprio quando ho accettato la cosa, ho accettato il fatto che non potessi stare sempre bene e sempre tranquilla. Anzi, pensandoci aposteriori sono grata di aver avuto momenti del genere, perchè mi rendono viva e mi rendono la persona che sono ora.
Ma, torniamo agli attacchi di panico. Probabilmente, se non ti è mai successo non hai nemmeno idea di cosa io stia parlando e sinceramente un po' ti invidio. Ora ho imparato a riconoscerli, ma soprattutto ho imparato a non respingerli e a non chiedermi i motivi. Si potrebbe pensare che siano sempre correlati a qualcosa in particolare: prendo un aereo ma odio volare e mi viene un attacco d'ansia, odio parlare davanti alle persone e all'esame orale sto male perchè ho tutti i miei compagni che mi ascoltano.
E invece no, la cosa brutta è che non sai dare una motivazione. Certo, una contestualizzazione magari si riesce anche a fare, dopo tante piccole cose brutte che ti sono successe arrivi al momento in cui non riesci più a tenere tutto dentro e scoppi. Ma non non riesci a circoscrivere il problema.
Sono fuori a cena con i miei amici, va tutto bene. Bevo la mia Coca Cola e sono felice, tranquilla.
Improvvisamente però qualcosa non va, non capisco cosa, ma sento il cuore che inizia a battere all'impazzata, ho caldo, sto sudando. Cerco di nascondere e reprimere questa cosa, dai, proprio adesso davanti a tutti in un momento così felice? Oddio ma perché? Perché sto male? Che succede? Perché? Bevo un sorso, non va meglio. Inizio a concentrarmi su quello che mi circonda, tocco il tavolo, la tovaglia è ruvida, mi solleticano i polpastrelli. Il mio respiro inizia ad aumentare.
Che sta succedendo? Una mia amica se ne è accorta, mi guarda. Cerco di sorridere e dire che va tutto bene. La voce si spezza e senza accorgermene ho iniziato a piangere. Non qui, non davanti a tutti. Ma perché? Che succede? Mi alzo ed esco dal ristorante. Le lacrime che mi scendono quando arrivano alle labbra mi fanno assaporare l'ansia, rendo tangibile quello che mi sta succedendo. Sto male, non so perché. Forse perché l'esame non l'ho passato. No, forse è perché ieri ho litigato con mamma. Ma abbiamo fatto pace.
Queste luci, le persone che mi guardano, che fastidio. Lasciatemi stare.
Le lacrime continuano a scendere, il cuore batte sempre più forte.
Oddio, forse è perché mi sento in colpa per aver risposto male al mio amico stamattina. Mi manca il respiro, ho le mani sudate. E se in questo momento sto per morire? Sto per morire, è certo. Sta per succedere. E chi lo dice ai miei amici che sono morta? No, non posso morire, devo prima abbracciare Harry Styles. Harry Styles, ecco è un pensiero che mi mette tranquillità. Mia mamma, mio fratello, i miei amici, sono pensieri che mi mettono tranquillità. Mi vogliono bene, tante persone mi vogliono bene.
La mia amica esce, con la faccia preoccupata quando mi vede seduta a terra con i gomiti sulle ginocchia e le mani sulla fronte. Non voglio che mi veda così. Sto bene, voglio farla stare tranquilla ma non ci riesco, continuo a piangere. Si siede vicino a me e sta in silenzio, la ringrazio per questo.
Asciugo le lacrime con le dita e continuo a pensare alle cose belle della mia vita. Il vento gelido mi fa rabbrividire la pelle sensibile delle guance. Ricomincio a tornare alla realtà.
Sono seduta, in una strada in centro a Bologna. E' Sabato sera. Sono vestita troppo poco. Ho freddo. Le persone parlano, ridono intorno a me. Ridono forse di me? La mia amica mi abbraccia, il respiro torna normale. Il cuore batte ancora forte.
Le chiedo scusa, odio farmi vedere così dalle persone a cui tengo. Mi sono beccata un bel vaffanculo molto meritato. E' una vera amica. Dobbiamo stare male e dobbiamo permettercelo.
Mi alzo e mi fumo una sigaretta, sentire il fumo entrare nei polmoni mi calma. Il cuore torna a battere normalmente. Il sudore sparisce e non ansimo più. E' finita, ho passato anche questa. Sto bene.
Sono viva.
Accogliete le emozioni, le sensazioni. Non reprimete niente.
Non c'è niente in questo mondo di giusto e di sbagliato.
Non c'è niente di certo in questo mondo.
Solo una cosa è certa: siamo vivi, pensiamo, proviamo tante cose.
E lasciatevi un po' andare accidenti.
Che piuttosto di essere persone vuote ma apparentemente felici è meglio essere pieni di insicurezze, momenti di debolezza e forse solo a quel punto si riesce ad essere davvero felici.
Ma che cos'è la felicità?
E io che cazzo ne so, chiedilo alla tua prof. di filosofia.